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Carissimi amici oggi, con la festa di Santa Teresa del Bambin Gesù, la missionaria con pochi chilometri nei piedi ma tanti nel cuore, inizia il mese missionario. Questo mese unisce missione e Maria... la prima missionaria che, "in fretta", lascia il suo villaggio e corre al villaggio della cugina Elisabetta per aiutarla, sostenerla, accompagnarla nell'avventura della vita che nasce. Il primo ottobre 2007 si installava a Bobo, al Centro "I Dansè" (= Tu sei la/il benvenuta/o), la comunità di servizio dell'Associaizone "Tante mani per... uno sviluppo solidale". Oggi il Centro compie due anni e in questi due anni sono state tantissime le donne in difficoltà, le vedove, le ragazze madri, i bambini abbandonati... che sono stati accolti amorevolmente. Se siamo qui, in questo Centro, a condividere la vita con i più poveri, è perchè sentiamo forte il bisogno di vivere in profondità il Vangelo di Cristo. Quel Vangelo dell'Amore dal sapore di Croce e Risurrezione, che ha la fraganza del pane condiviso, che ha il colore del cielo e l'odore del mare, che non conosce limiti nel suo farsi prossimo. Quel Vangelo che, inevitabilmente, se accolto con disponibilità e gioia, se pregato con fiducia e fedeltà, se accarezzato con l'ingenuità e la semplicità dei bambini... mette piedi alla pace, mani alla libertà, occhi alla verità, cuore alla giustizia, orecchie alla solidarietà, respiro all'amore. E così la Parola si fa Regno. Luogo concreto di convivialità. Spazio di amore ricevuto e donato. Tenda che accoglie e libera dalla paura e dai preconcetti. Tavola imbandita per tutti i popoli, tutti gli uomini, tutti i poveri del mondo. Non un Vangelo addomesticato, addolcito, anestetizzato. Bensì, un Vangelo vivo, rivoluzionario, radicale. Non schierato con i potenti, non incatenato dal denaro, non amico di chi conta. Un Vangelo povero, che sa rischiare con i crocifissi della storia, che sa essere solidale con i più deboli. Un Vangelo così fa venire la voglia di essere vissuto. Per un Vangelo così si ha la voglia di rischiare la propria vita, le proprie sicurezze, i propri progetti. Con un Vangelo così tra le mani e nel cuore si ha la forza di spostare anche le montagne più insormontabili. Carissimi amici, senza il vostro sostegno umano, fraterno, amicale, economico, non avremmo potuto realizzare nulla. È il vostro affetto, il vostro credere in noi, la vostra speranza in un mondo più giusto e solidale che ci tiene in piedi e non ci fa cadere neanche sotto i colpi della tempesta più violenta: piccola canna sbattuta dal vento che non si rompe. Eccoci al secondo anniversario ufficiale del nostro Centro "I Dansè" e, come ogni anniversario che si rispetti, è d'obbligo fare un bilancio. Tanti i cocci che abbiamo accatastato nell'armadio della dispensa. Ma siamo ancora qui e i cocci non ci hanno sovrastato. Quando abbiamo aperto il Centro "I Dansè" i sentimenti che predominavano in me e tra le pareti ancora in costruzione del Centro era lo smarrimento e lo sgomento. Un passo più grande di me e di noi. Un'avventura incominciata per caso e arrivata al capitolo della "discesa in campo". Una strada che si apriva davanti a noi... nuova, inedita, con poca segnaletica. L'anno scorso, quando abbiamo festeggiato la prima candelina, i sentimenti che predominavano in me e tra le pareti del Centro era l'entusiamo e la gioia per le prime conquiste, i primi successi, le prime storie che, fialmente, prendevano una direzione diversa iniziando a trasformare le difficoltà in progetto. Quel giorno, il giorno del secondo anniversario, in una festa familiare e improvvisata, essenziale e dal sapore di poco, sotto una pioggia battente, si è fatto strada il vero senso del nostro essere qui: dei tocchi alla porta, il chiederci velocemente cosa fare perchè era già scesa la sera, l'aprire la porta e il ritrovarsi davanti ad una intera famiglia in stato di estremo bisogno, una mamma e tre figli, tutti al di sotto della spanna, la mamma gravemente ammalata tossiva e sputava sangue, i figli impauriti si stringevano a quel corpo tremolante... non abbiamo avuto il minimo dubbio che bisognava subito, immediatamente, senza indugio allargare le cordicelle della nostra tenda e ospitare il "pellegrino", i pellegrini. Abbiamo condiviso il poco della festa e abbiamo cantato e danzato... la donna ci ha detto che adesso poteva morire in pace... è ancora con noi, ha la sua casa e si occupa a meraviglia dei suoi figli. Oggi, festa della seconda candelina, i sentimenti che dentro di me accolgono e abbracciano quella debole fiamma è l'indignazione e la voglia di non cedere nel credere che un'alba nuova è possibile. Dentro di me una strana e, per certi aspetti, paradossale gratitudine per i fallimenti vissuti... sì, bisogna essere grati ai fallimenti, anche se riconosco che non è facile abbracciare e amare i propri fallimenti, soprattutto se ti fanno ancora male e ti bruciano dentro... i fallimenti ti fanno comprendere che non sei onnipotente e che non puoi cambiare il corso delle cose, nè la vita nè la morte, nè tanto meno la stupidità dell'uomo che, per egoismo e arrivismo, cambia uno scenario K di bene in uno scenario di male. Giungiamo a questo appuntamento con due grandi doni tra le mani: la Fattoria di Noumoundara (in cui stiamo ultimando muro di cinta e pozzo) e l'essere stati riconosciuti come ONG in Burkina. La nostra è una piccola realtà che il Signore sta benedicendo a piene mani, qui in Burkina come in Brasile. Anche in Brasile la nostra Associazione sta per diventare una ONG. E anche in Brasile, esattamente a Iaçu, nello Stato di Bahia, sta prendendo forma il sogno brasiliano di un Centro di Accoglienza per ragazze e ragazzi in difficoltà, vittime di violenza. In questo mese di ottobre, vi chiediamo di far correre il vostro pensiero anche alla nostra piccola realtà e vi chiediamo, se è possibile, di ricordarci nelle vostre preghiere e di compiere per i nostri poveri un gesto di solidarietà concreta. Grazie sempre al nostro Dio del Cielo è lui che porta a compimento l'opera inziata. Grazie, a presto Grazia Le Mura e Patrizia Zerla |